Seduzioni e Provocazioni di un Microuniverso

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Una lanugine floreale, morbida ed evanescente, un aculeo vegetale ispido e minaccioso, un cristallo di ghiaccio che si arrotonda in una goccia, l’accartocciarsi di una foglia del bosco autunnale, seducono e provocano, al tempo stesso, l’osservatore. L’autrice di questo microuniverso naturale è Enrica Pastore, che in un anno di passeggiate nei prati e nei boschi e di escursioni montane sulle pendici del Parco Naturale dell’Alta Valsesia, nel territorio di Rima, ha ripreso fotograficamente, in digitale, particolari quasi invisibili della vegetazione spontanea del territorio, risolvendoli in una poetica del colore e della forma che restituisce, a chi guarda, la bellezza ed il profondo respiro del cosmo.

L’artista, formatasi a Milano e residente nei pressi di Novara, lavora sia in analogico che in digitale, nel cui ambito ha acquisito competenza anche sul campo della postproduzione. Il suo linguaggio d’elezione è la macrofotografia, la sua modalità tecnica più praticata quella di aprire molto l’obiettivo per sfocare il fondo, mettendo a fuoco il primo piano fino a dargli rilievo e incisività quasi tridimensionale, come accade nell’opera in cui l’artista isola tre micro infiorescenze, dove il rosa, il bianco e il verde tenero sfumano in una nuvola di luce ai margini dell’oscurità.

La mostra racconta, in primis, la passione dell’artista per la fotografia come rappresentazione del reale filtrata dal suo immaginario, quindi la sua personale attrazione  verso un mondo microscopico e interstiziale, al limite del percepibile, che è tuttavia il nucleo fondamentale per la comprensione della fenomenologia, sorprendente e complessa, della vita vegetale e floreale, a partire dalle vibrazioni minime della terra fino alla nascita di un filo d’erba, di un germoglio, di una bacca, di un fiore. Inevitabili sono i rimandi metaforici alle diverse stagioni dell’esistenza dell’uomo. I formati delle opere in mostra, realizzate tra il 2013 ed il 2014, sono in prevalenza di cm. 50 x 75. Il corpus da cui sono tratte le opere è composto da circa trecento fotografie in digitale.

Alla mia domanda di quale sia il suo mondo di riferimento, in campo artistico, risponde decisamente quello del Color field, come lo ha definito nel 1955 Clement Greenberg, sconfinante nella corrente dell’Espressionismo Astratto americano, il cui più rappresentativo esponente resta Mark Rothko.

Intitolando la sua mostra “La Natura esagera, ovvero la storia di una passeggiata lunga un anno”, Enrica Pastore consegna direttamente al suo interlocutore la sua chiave di lettura del microuniverso naturale, filtrato da una sensibilità estetica e da un’etica che rispetta una scala di valori in cui anche l’invisibile ed il marginale rivestono un ruolo imprescindibile nell’economia e armonia dell’insieme. Sul tema di una passeggiata che ha aperto un mondo ed una modalità di viverlo ad una figura fondamentale dell’avanguardia americana, sull’area della musica e dell’arte contemporanea, come John Cage, impossibile non citare quella avvenuta a Seattle in un giorno del 1939 con il pittore espressionista astratto statunitense  Mark Tobey. Una passeggiata che doveva durare tre quarti d’ora ed invece durò ore e ore,  dal momento che Tobey, dedito a meditazioni e culti orientali,  si fermava continuamente – scrive lo stesso Cage – ad osservare  minuscoli e incredibili dettagli della realtà circostante, cambiando il mio modo di vedere e aprendomi letteralmente gli occhi.

Analogamente, l’intensa passione di ricerca di Enrica Pastore, messa in opera tramite il linguaggio fotografico, trasmette nell’osservatore la sorpresa di riscoprire, ogni volta, l’incommensurabile bellezza e vitalità di un micromondo che, di fronte alla vistosità aggressiva di certi spettacoli e fenomeni più appariscenti, rimane spesso inosservato ed in secondo piano.

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Viana Conti
Critica d’arte contemporanea – giornalista
Genova

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